Quattro giorni di bombardamenti di Israele sull'Iran hanno colpito diversi siti nucleari ma non sono riusciti a scalfire l'impianto di Fordow, il sito nucleare di arricchimento scavato 90 metri sotto una montagna, a 100 chilometri dalla capitale Teheran. Il conflitto del 2025, esploso il 13 giugno quando Israele ha lanciato attacchi preventivi convinto che l'Iran fosse ormai prossimo alla bomba nucleare, ha distrutto l'impianto pilota di Natanz e ucciso alti comandanti militari iraniani, ma nonostante la potenza tecnologica e di intelligence israeliana, tra le migliori al mondo, questa fortezza sotterranea non è ancora stata penetrata. Nei mesi successivi, tuttavia, la situazione è cambiata ancora. Gli Stati Uniti sono intervenuti direttamente nel conflitto colpendo diversi siti nucleari iraniani, tra cui Fordow, con bombardamenti che secondo analisi occidentali avrebbero danneggiato le strutture senza distruggerle completamente.Il 12 marzo 2026 nuovi report dei media mediorientali hanno riferito di una forte esplosione all'interno dell'impianto, citata dall’emittente israeliana Kan sulla base di fonti saudite. Al momento non esistono conferme indipendenti sull’origine dell’esplosione né sull’entità dei danni.Già nel 2023, per l'Agenzia internazionale per l'energia atomica, particelle di uranio sarebbero state arricchite all'83,7%, pericolosamente vicino al 90% necessario per costruire armi atomiche.Il bunker inespugnabile che sfida la tecnologia militareL'impianto di Fordow rappresenta il gioiello nascosto del programma nucleare iraniano, un complesso sotterraneo la cui origine risale al 2006-2007 quando l'Iran iniziò segretamente i lavori presso una ex base delle Guardie Rivoluzionarie, l'organizzazione paramilitare d'élite che protegge il regime degli ayatollah. L'impianto ha una funzione specifica nel ciclo nucleare: ospita centrifughe che arricchiscono l'uranio, un processo che separa l'isotopo uranio-235 (utilizzabile per reattori e armi nucleari) dall'uranio-238 comune che si trova in natura. Solo il 21 settembre 2009, dopo che i servizi segreti occidentali avevano scoperto il sito, Teheran ne ha rivelato l'esistenza all'Agenzia internazionale per l'energia atomica.Tuttavia, le ridotte dimensioni dell’impianto hanno sollevato più di un dubbio sulla sua reale finalità. Un impianto civile, infatti, necessiterebbe di decine di migliaia di centrifughe per produrre combustibile destinato alle centrali elettriche. Fordow, al contrario, sembra progettato su misura per produrre, in modo discreto, piccole quantità di uranio altamente arricchito, compatibili con un possibile impiego bellico. La struttura stessa contribuisce a rafforzare questa ipotesi. Il sito è scavato nella roccia solida di una montagna alta 960 metri, con tunnel di accesso situati a grandi altitudini che conducono a sale operative profonde tra gli 80 e i 90 metri sotto la sommità.A rendere Fordow ancora più difficile da colpire è l’impiego di un calcestruzzo speciale sviluppato dagli ingegneri iraniani: miscelato con polvere di quarzo e fibre ad alte prestazioni, questo “calcestruzzo intelligente” raggiunge una resistenza alla compressione di 30mila psi, ben oltre i 4mila del cemento tradizionale. Oltre a garantire una protezione sismica in un Paese soggetto a frequenti terremoti, tale materiale rende il sito altamente resistente anche agli attacchi aerei con bombe bunker-buster convenzionali.La sfida militare che nemmeno l'America può vincere facilmenteL’unica arma teoricamente in grado di penetrare le difese del sito è la Massive ordnance penetrator, una bomba bunker-buster americana da 30mila libbre (circa 14 tonnellate) progettata specificamente per distruggere bunker sotterranei profondissimi. Secondo diverse analisi militari, proprio questo tipo di armamento sarebbe stato utilizzato nei bombardamenti statunitensi del 2025 contro le infrastrutture nucleari iraniane, compreso Fordow, anche se il livello reale dei danni resta oggetto di valutazioni contrastanti.Questo ordigno, trasportabile solo dai bombardieri stealth B-2 Spirit (aerei invisibili ai radar che costano 2 miliardi di dollari ciascuno), può raggiungere profondità di circa sessanta metri attraverso cemento armato, ma anche così richiederebbe almeno due lanci in rapida successione per distruggere le strutture più profonde di Fordow. Israele si trova in una posizione ancora più difficile: non possiede né la Mop né i bombardieri B-2, dovendo fare affidamento su armi più piccole come le Gbu-28 che possono penetrare solo 6 metri di cemento armato, insufficienti per raggiungere le sale di arricchimento principali situate a novanta metri di profondità.Tuttavia, la forza bruta non è l’unico strumento possibile. In passato, le infrastrutture del programma nucleare iraniano sono state colpite anche attraverso metodi indiretti, come il sabotaggio o gli attacchi informatici — operazioni spesso attribuite a Israele. Nel 2010, il malware Stuxnet riuscì a compromettere centinaia di centrifughe iraniane, e diversi incidenti misteriosi hanno colpito impianti nucleari iraniani negli anni scorsi. Tuttavia, contro Fordow queste opzioni risulterebbero estremamente complicate: il sito è ora sotto massima sorveglianza militare e l'Iran ha rafforzato tutte le difese dopo gli episodi precedenti.La posizione geografica aggiunge ulteriori complicazioni strategiche che vanno oltre gli aspetti puramente militari, inserendo considerazioni religiose e geopolitiche nel calcolo degli attacchi. Fordow si trova a soli 20 chilometri da Qom, una delle città più sacre dell'Islam sciita (la corrente minoritaria dell'Islam seguita in Iran, Iraq e Libano) e centro di studi religiosi per tutto il mondo musulmano sciita: la città ospita il santuario di Fatima Masumeh, sorella dell'ottavo imam sciita, ed è sede delle più importanti scuole teologiche iraniane. Un attacco che causasse danni civili nella zona potrebbe scatenare una reazione nell'intero mondo sciita, moltiplicando le conseguenze geopolitiche e trasformando un conflitto israelo-iraniano in uno scontro religioso più ampio.La situazione nel 2026A quasi un anno dall’inizio della guerra tra Israele e Iran, Fordow continua quindi a rappresentare uno dei nodi più sensibili della crisi nucleare mediorientale. Costruito proprio per resistere ai bombardamenti, il sito sotterraneo resta una delle infrastrutture più difficili da neutralizzare militarmente. La battaglia intorno al programma nucleare iraniano è tutt’altro che conclusa.Ultimo aggiornamento del 12 marzo 2026