Forti esplosioni sono state segnalate nei pressi del sito nucleare di Fordow, uno degli obiettivi militari dei raid israeliani in Iran. Dopo il primo bombardamento di venerdì nessun danno è stato subito dall'impianto di arricchimento dell'uranio, così come non avrebbe avuto conseguenze negative per la stabilità della centrale la scossa sismica di magnitudo 2.5 che l'ha fatta tremare la notte scorsa, dopo un altro attacco nemico.

Fordow è stata costruita come un fortino sotto una montagna, a 35 chilometri dalla città di Qom, e anche per questo motivo la coincidenza del sisma con l'offensiva israeliana ha alimentato sui media le ipotesi secondo cui il tremore avvertito fosse collegato all'attacco. Le immagini dallo spazio sembrano mostrare soltanto il crollo di un muro di contenimento sul fianco della montagna, lungo una strada che costeggia il confine del sito nucleare segreto.

Una montagna che in Iran viene considerata "sacra", un enorme bunker tra il naturale e l'artificiale, che custodisce le gigantesche centrifughe necessarie per arricchire l'uranio e arrivar, così, alla realizzazione della bomba atomica che cambierebbe per sempre lo scenario geopolitico, non solo in Medio Oriente. Perché un regime che vuole da sempre cancellare dalla faccia della terra "lo Stato sionista", per dirla con le parole del ministro della Difesa italiano Guido Crosetto al Corriere della Sera, "non aspetterebbe un'ora a usarla contro Israele" una volta messa a punto.