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Da venerdì non si sa dove si trovi la massima autorità politica e religiosa dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, che nel sistema iraniano ha il ruolo di “Guida suprema”. Gli attacchi israeliani iniziati venerdì hanno ucciso diversi importanti generali iraniani, incluso il militare più alto in grado del paese, il capo di stato maggiore Mohammad Bagheri: non sono però riusciti a colpire Khamenei, nonostante Israele abbia detto di non considerarlo un obiettivo «off limits».

Lunedì Netanyahu si è inoltre detto favorevole all’uccisione di Khamenei: rispondendo a una domanda durante un’intervista su ABC News, Netanyahu ha detto che dal suo punto di vista uccidere l’ayatollah Ali Khamenei «non provocherebbe un inasprimento» della guerra in corso, ma la «concluderebbe».

Nelle prime ore di venerdì, subito dopo l’inizio dei bombardamenti israeliani, il regime si era affrettato a confermare che Khamenei era vivo ed era stato portato in un luogo sicuro, dove veniva «aggiornato costantemente sulla situazione». Non si sa dove sia questo luogo sicuro: alcune ipotesi parlano di un bunker a Mashhad, la seconda città più grande dell’Iran e luogo natale di Khamenei, che è nel nordest del paese e quindi più lontana da Israele rispetto alla capitale Teheran. Domenica però l’aviazione israeliana ha colpito anche l’aeroporto di Mashhad, che quindi non è del tutto al sicuro dai bombardamenti.