Nella mattinata di sabato 28 febbraio, l'Iran (e in particolare la capitale Teheran) è stato travolto da massicci bombardamenti condotti da Israele e Stati Uniti dove sono rimasti uccisi la seconda Guida Suprema dell'Iran – l’ayatollah Ali Khamenei, al potere dal 1989 – e altri vertici istituzionali, religiosi e militari. Colonne di fumo nero si sono levate dai quartieri centrali e dai principali obiettivi strategici della città: il palazzo presidenziale, il complesso del leader supremo Ali Khamenei, il ministero dell’Intelligence, il palazzo della Corte suprema, la base aerea di Mehrabad e l’area di Qom. Altri attacchi hanno raggiunto Isfahan, Kermanshah e Karaj, segnando una campagna mirata contro vertici politici, militari e religiosi iraniani.Proteste a Los Angeles dopo l'attacco israeliano e statunitense sull'Iran del 28 febbraio 2026
Qian Weizhong/VCG via Getty ImagesI cittadini in fuga si sono riversati nelle strade e le stazioni di rifornimento sono state prese d’assalto. Decine di esplosioni hanno colpito quattro città, con obiettivi diretti a comandanti e leader del paese. Secondo l’agenzia Irna, negli attacchi da parte di Israele è stata colpita anche una scuola primaria femminile a Minab, nel sud della provincia iraniana di Hormozgan. I morti al momento sarebbero 165 e i feriti 96, quasi tutte bambine. L'edificio, completamente distrutto, si trovava a circa 60 metri da una base delle Guardie della Rivoluzione, ancora non è chiaro se l'attacco sia stato intenzionale o si sia trattato di un bersaglio mancato. Né Stati Uniti, né Israele hanno ancora commentato l'accaduto.La morte di Ali Khamenei e di altri leader iranianiNelle prime ore di domenica 1 marzo, i media di stato iraniani hanno confermato la morte della Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, e di altri alti vertici politici e militari, tra cui il comandante delle Guardie Rivoluzionarie Mohammad Pakpour, il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh, il capo di Stato maggiore Seyed Abdolrahim Mousavi e il consigliere militare superiore e segretario del Consiglio di Difesa Ali Shamkhani. Un colpo diretto alla leadership militare iraniana. Ali Khamenei era al potere dal 1989, dopo la morte della prima Guida Suprema Ruhollah Khomeini, di cui era stato consigliere.La notizia era stata anticipata da funzionari israeliani e poi dagli Stati Uniti. La Guida Suprema dell'Iran si trovava presso il palazzo presidenziale di Teheran quando sono cominciati i bombardamenti. I mezzi d'informazione iraniani hanno poi diffuso foto e video propagandistici, che mostrano persone in cordoglio per l’uccisione. A partire dal modo in cui uno dei conduttori più noti ha dato la notizia in diretta tv (si veda il post qui sotto).Il presidente iraniano Pezeshkian giura vendetta: “L’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei è una dichiarazione di guerra a tutti i musulmani. Vendicarla è un diritto e un dovere”, ha affermato.Le autorità hanno annunciato un periodo di lutto nazionale di 40 giorni e hanno formato un consiglio di transizione per guidare la nazione nel vuoto di potere creato dalla scomparsa della massima autorità religiosa e politica dello Stato.La scomparsa di Ali Khamenei ha infatti avviato un periodo di passaggio che porterà alla designazione della nuova Guida suprema. In questa fase, la guida del paese è stata affidata a un organismo ristretto formato dal presidente Masoud Pezeshkian, dal capo della magistratura Gholamhossein Ejei e da un rappresentante del Consiglio dei Guardiani, che ha già espresso la propria scelta indicando l’ayatollah Alireza Arafi.Secondo la Costituzione della Repubblica Islamica, spetta all’Assemblea degli Esperti — composta da 88 religiosi — eleggere la nuova Guida suprema. Tra i nomi più citati per la successione figurano Mojtaba Khamenei, figlio dell’attuale leader e suo consigliere, Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Repubblica islamica Ruhollah Khomeini e anche Hassan Rouhani, ex presidente considerato una figura più moderata.L'inizio con “l'attacco preventivo” di IsraeleIl primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato che Israele ha condotto un “attacco preventivo” contro l’Iran per neutralizzare quella che Tel Aviv definisce una minaccia esistenziale. “L’Idf e l’esercito statunitense hanno lanciato un’ampia e potente operazione congiunta che ha danneggiato radicalmente il regime terroristico iraniano”, ha dichiarato un portavoce dell'Idf, aggiungendo che il capo di stato maggiore Eyal Zamir e i comandanti dell’esercito stanno conducendo una valutazione della situazione. Al momento sarebbero stati mobilitati 70mila riservisti israeliani e l’operazione potrebbe durare non meno di quattro giorni.Tra gli obiettivi principali, Israele ha colpito direttamente la guida suprema Ali Khamenei, il presidente Masoud Pezeshkian (che però è sopravvissuto agli attacchi) e alti comandanti della Guardia rivoluzionaria. Lo scopo sarebbe quello di ridurre drasticamente la capacità di comando e controllo del regime così da indebolire la leadership politica e militare dell’Iran.Il coinvolgimento degli Stati UnitiAnche il presidente Donald Trump ha confermato l'attacco, ribattezzato Operazione Epic fury, così come la partecipazione dell'esercito statunitense. In coordinamento con Israele, sono stati colpiti impianti missilistici e centri di comando e strutture utilizzate dai Guardiani della rivoluzione.“L’obiettivo è eliminare minacce imminenti provenienti dal regime iraniano. Abbiamo cercato di raggiungere un accordo, ma l’Iran vuole solo praticare il male”, ha dichiarato Trump in un lungo video pubblicato sul social Truth. L'attacco arriva dopo l'ultimo incontro tra i diplomatici di Stati Uniti e Iran avvenuto giovedì 26 febbraio a Ginevra. Incontro – evidentemente – che non ha avuto gli effetti sperati da chi avrebbe voluto evitare l'uso della forza. Da giorni, però, le forze statunitensi avevano raggiunto posizioni strategiche nella regione, con il dispiegamento di portaerei e sistemi difensivi volti a entrare in funzione in caso di attacco militare.Trump ha poi aggiunto: “Potremmo subire delle perdite, come succede in guerra, ma lo facciamo per il futuro, ed è un fine nobile”. Rivolgendosi alla Guardia della rivoluzione e alle forze armate iraniane, ha chiesto di deporre “le armi o affronterete una morte certa”. Il presidente degli Stati Uniti ha anche rivolto un appello alla popolazione iraniana, invitandola a prendere "il controllo del vostro governo. L’ora della libertà è vicina”.Decine di attacchi statunitensi sono stati lanciati da basi USA in Medio Oriente e da portaerei nella regione, colpendo impianti missilistici e centri di comando iraniani in coordinamento con le forze israeliane. Trump ha annunciato che parlerà al suo popolo nelle prossime ore per spiegare le ragioni degli attacchi, gli obiettivi strategici e l’evolversi della crisi, in un discorso destinato a chiarire la posizione americana.Come sta rispondendo l'IranIl Supremo consiglio per la sicurezza nazionale ha dichiarato che “le forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran hanno avviato una risposta schiacciante alle loro azioni maligne e terranno costantemente informato il caro pubblico”. La comunicazione è arrivata in una nota diffusa dall’agenzia stampa Mehr, che ha sottolineato anche che scuole e università rimarranno chiuse, mentre banche e uffici governativi resteranno attivi al 50% della capacità. Intanto sugli iraniani è calato la scure del blocco di internet, mentre il regime ha risposto con un'ondata di missili balistici con direzione Israele.Le Guardie rivoluzionarie iraniane, infatti, hanno risposto con l’operazione Truth Promise 4 in risposta alla "aggressione americano-sionista contro il territorio iraniano”. Sarebbero stati colpiti il quartier generale della Quinta flotta della Marina statunitense in Bahrein, le basi statunitensi in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti, oltre a centri militari e di sicurezza nel cuore di Israele. L’operazione continua con l’impiego di missili e droni, mentre le autorità iraniane hanno dichiarato che ulteriori dettagli saranno pubblicati in seguito.Nel mentre, Teheran ha commentato che “gli attacchi condotti contro l’Iran da parte di Israele e Stati Uniti rappresentano una rinnovata aggressione, a cui le forze armate di Teheran risponderanno con piena forza. Rispondere a questa aggressione è un diritto legittimo ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. L’esercito iraniano sta utilizzando tutti i mezzi e le potenzialità per contrastare l’aggressione”.Il Medio Oriente in ginocchioLa crisi si è allargata rapidamente oltre i confini dell’Iran, scuotendo tutto il Medio Oriente. A Manama e Abu Dhabi, esplosioni rimbombano nelle capitali, e ad Abu Dhabi una persona ha perso la vita dopo l’intercettazione di un missile. A Dubai l’attacco ha colpito direttamente il Dubai international airport, causando danni a un terminal, mentre un’esplosione ha interessato anche l’area di Palm Jumeirah, colpendo il noto hotel Burj Al Arab.La chiusura dello spazio aereo ha lasciato a terra migliaia di passeggeri, tra cui numerosi italiani. Risultano bloccati oltre duecento studenti italiani in viaggio d’istruzione, insieme a turisti e lavoratori residenti negli Emirati. Tra i nomi emersi c’è quello del ministro della Difesa Guido Crosetto, rientrato in Italia con un volo di stato, e della cantante BigMama, che ha raccontato sui social il caos negli aeroporti. Anche l’ex difensore dell'Inter Danilo D’Ambrosio, che ha raccontato di trovarsi nell’emirato con la famiglia, costretto a cercare riparo in casa di amici e a passare la notte in un sottoscala dopo che allarmi per droni e missili hanno interrotto ogni partenza. “Hanno abbattuto tre missili sopra di noi, stiamo bene ma siamo terrorizzati”, ha raccontato tramite una storia su Instagram.L’ex commissario tecnico della Nazionale, Roberto Mancini, ha testimoniato la sua esperienza di allarme e paura da Doha, dove si trovava al momento degli attacchi. “Sono arrivati gli alert mentre eravamo in chiesa, dicevano di tornare a casa e non muoversi”, ha raccontato al Tg1. Il consolato Generale d’Italia a Dubai e la Farnesina stanno monitorando la situazione e lavorano per fornire assistenza ai connazionali in attesa di una riapertura sicura dei collegamenti aerei.In Qatar, le batterie Patriot hanno fermato altri missili iraniani in volo, mentre gli Houthi in Yemen hanno annunciato la ripresa degli attacchi contro le navi nel mar Rosso, alimentando un effetto domino dalle conseguenze drammatiche. La Siria ha deciso di chiudere il proprio spazio aereo per precauzione, mentre le tensioni diplomatiche crescono a vista d’occhio.In Iraq sarebbero state colpite le milizie sciite, provocando almeno due morti. Secondo quanto riportato da Al Jazeera, non è chiaro se l'attacco fosse condotto da Israele o Stati Uniti.In totale, al momento sarebbero stati lanciati 125 missili dall'Iran contro Israele, 35 dei quali, secondo il Jerusalem Post, sarebbero entrati nello spazio aereo. L'aeroporto di Tel Aviv rimarrà chiuso almeno fino a lunedì.La risposta dell'EuropaSul fronte internazionale, l'Alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea Kaja Kallas avverte che gli sviluppi sono “pericolosi” e che il regime sia colpevole dell'uccisione di migliaia di persone: “I suoi programmi missilistici balistici e nucleari, insieme al sostegno a gruppi terroristici, rappresentano una seria minaccia per la sicurezza globale. Stiamo collaborando con partner arabi per esplorare percorsi diplomatici. La protezione dei civili e il rispetto del diritto internazionale umanitario sono una priorità”.Questo articolo è stato pubblicato la prima volta il 28 febbraio e aggiornato successivamente










