Il passato fa sentire ancora la sua voce forte e chiara a Caneva. Nel territorio di questo borgo friulano in provincia di Pordenone, infatti, si trova il complesso archeologico risalente al Neolitico di Palù di Livenza, riconosciuto dall’UNESCO quale patrimonio dell’Umanità nell’ambito dei siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino. Risale all’età del Bronzo e del Ferro e sorge alle pendici del Col Castelir, non lontano da altri ritrovamenti di grande valenza storica avvenuti a Pradego e Stevenà attribuibili a civiltà paleovenete, insieme a tombe di origine longobarda. Eppure questo borgo non si «accontenta» del lascito di quelle antiche popolazioni, anzi negli ultimi decenni si è impegnato molto nella trasformazione delle colline in appezzamenti vitivinicoli che hanno riportato in auge e reso assai appetibili le bottiglie di Marzemino: i suoi vigneti dettano il ritmo estetico di uno scenario naturale fatto anche di boschi selvatici. Anche le coltivazioni della qualità di fico chiamata figomoro che riunisce cinquanta agricoltori nel consorzio locale e di cui già ai tempi della Serenissima ne venivano esaltate le qualità come «frutto speciale che i porta da Caneva» riscuotono successo sui mercati e nei gusti del Nord Italia.
Caneva, tra palafitte e vigneti di Marzemino
Un territorio nel Pordenonese ricco di testimonianze storiche e non solo, dall'insediamento neolitico di Palù di Livenza alla trasformazione delle colline in appezzamenti vitivinicoli






