Nel Regno Unito, oggi, essere una persona giovane e transgender è diventato un atto di resistenza. La società ha deciso che la tua semplice esistenza, se sei una giovane persona transgender, è un problema da gestire, da discutere, da normare.
Da qualche giorno non si può più accedere ai sospensori della pubertà se non attraverso il sistema sanitario nazionale. Questo vuol dire non potervi accedere per nulla, visto che il sistema sanitario britannico ha inserito i percorsi di affermazione di genere delle giovani persone transgender esclusivamente all’interno di studi di ricerca che però non sono stati ancora avviati. In questi ultimi giorni quindi, giovani persone che avevano iniziato il loro tanto atteso trattamento coi sospensori della pubertà non dormono e non mangiano angosciate all’idea che senza quel farmaco adesso il loro corpo inizierà a cambiare. E quelle più piccole alle quali ancora mancava un po’ per iniziare si vedono cancellare il futuro e la vita così, senza un perché.
In seguito a questa notizia, ho ascoltato e letto storie che mi hanno colpito profondamente. Bambini, bambine, persone giovanissime, alcune che non sanno ancora scrivere bene il loro nome, che fanno disegni che esprimono angoscia totale. Un bambino ha disegnato dei corpi che cadono dai palazzi. Precipitano e, mentre cadono, quei corpi si trasformano in numeri. Come a dire: “non siamo più persone, siamo statistiche”.









