Inizio col dire che la legge sui collaboratori di giustizia, voluta dal dottor Falcone, non dev’essere modificata: semmai occorrerebbe assegnare al neo pentito personale specializzato al fine di evitare casi come quello di Scarantino. Chi scrive, proprio sul tema del pentitismo, ebbe un ruolo simile a Caronte. E se il dottor Falcone più volte chiese la mia presenza negli interrogatori, un motivo ci sarà stato. Detto questo, ora che l’indignazione si è affievolita per la libertà concessa a Giovanni Brusca, vorrei richiamare la vostra l’attenzione. Esprimo rispetto verso chi ha mostrato indignazione, soprattutto nei confronti dei parenti delle vittime di mafia. Ma io, come ex esperto del settore, non posso farmi condizionare dall’emozione.
La mia esperienza nacque con Totuccio Contorno che, ancor prima di diventare collaboratore di giustizia, percorse la strada della collaborazione durata un paio d’anni con il nome in codice “Prima luce”. Rilevo che le mafie hanno ucciso 108 bambini. Parimenti, affermo che le stragi ci sono state anche prima che il dottor Falcone si occupasse di Cosa nostra: quindi di stragi mafiose ne abbiamo avute a iosa. Mi riferisco a quelle compiute nel periodo della mia giovinezza e nel contesto della mia attività di poliziotto negli anni 80; medesimo arco temporale del ruolo di Falcone in quel di Palermo. Cito per dover di cronaca la strage di Portella della Ginestra, 1° maggio ’47.






