“I compensi per i commissari e i presidenti dell’Esame di Stato sono fermi al 2007. È una vergogna”. Ad alzare la voce – a pochi giorni dall’inizio della Maturità – sono i sindacati Uil Scuola e Gilda degli insegnanti, che rifiutano la retorica del “non si trova personale”. La causa di questo problema, che si ripete ogni anno, c’è: “La spesa non vale l’impresa”, dice con una battuta Vito Carlo Castellana, coordinatore nazionale Gilda.

Molti docenti rinunciano alla possibilità di essere membro di commissione perché il guadagno è irrisorio. Le cifre corrisposte per il lavoro svolto per gli esami fanno riferimento al Decreto interministeriale del 24 maggio 2007. Per via dei rincari , il potere d’acquisto si è ridotto del 9% in 15 anni, come ci ha ricordato recentemente il rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro.

“Per quanto tempo ancora – denuncia Giuseppe D’Aprile, segretario generale della Uil Scuola – la politica intende ignorare il fatto che i compensi per i commissari e i presidenti degli Esami di Stato sono fermi da quasi vent’anni? Si arriva persino a non retribuire alcuni docenti impegnati negli esami, tra cui anche insegnanti di sostegno”. Le cifre, in effetti, sono minime: i presidenti di commissione ricevono 1.249,00 euro lorde; i commissari esterni 911,00 euro e quelli interni 399 euro lorde. Non è previsto nessun compenso per i segretari delle sottocommissioni, per i professori di sostegno, per gli esperti dei licei musicali e per chi sorveglia durante le prove scritte. “Il trend – sottolinea D’Aprile – degli ultimi anni mostra che il personale della scuola non ha beneficiato, in termini di crescita delle retribuzioni, dei momenti di sviluppo, con un Paese a Pil crescente. Con il rallentamento del Pil, e attualmente, in assenza di rinnovo contrattuale, la situazione è diventata ancor più critica”.