“Non siamo contro il matrimonio, ma contro l’arroganza di questo ‘tecno-feudatario’ che si muove come fosse a casa sua”. Con queste parole, il comitato “No Space for Bezos” dichiara guerra alle nozze di Jeff Bezos e Lauren Sánchez, promettendo battaglia sui canali di Venezia. A meno di due settimane da quelle che si preannunciano come le “nozze dell’anno”, la laguna veneziana è diventata terreno di scontro. Il motivo? Il matrimonio milionario tra Jeff Bezos, 60 anni, fondatore di Amazon, e la sua compagna, l’ex giornalista Lauren Sánchez, 55 anni. Le noreazione di una rete di comitati e cittadini che si oppongono a quella che definiscono l’ennesima “colonizzazione” della città da parte delle élite globali. I festeggiamenti, inizialmente previsti tra il 24 e il 26 giugno, sono stati rinviati di qualche giorno (con ogni probabilità si terranno dal 26 al 28 giugno), ufficialmente per cause “logistiche”. Ma il clima in città è incandescente.
A guidare la mobilitazione è il comitato “No Space for Bezos”, una rete che unisce realtà diverse come il Laboratorio Morion, l’Anpi, Extinction Rebellion e Adl Cobas. Da giorni, la città è tappezzata di manifesti e adesivi. L’azione più eclatante è stata lo srotolamento di uno striscione con la scritta “Bezos” cancellata da una X rossa dal campanile della Basilica di San Giorgio, un gesto che è costato agli attivisti una denuncia da parte dell’Ordine dei Benedettini. La loro non è una protesta contro il matrimonio in sé, spiega Tommaso Cacciari, uno dei portavoce del comitato: “Non siamo contro il matrimonio, ma contro l’arroganza con cui questo ‘tecno-feudatario’ si muove come fosse a casa sua“. Cacciari critica l’impatto di Bezos e di aziende come Amazon sull’economia locale e il suo presunto appoggio a Donald Trump: “Sicuramente dal banchetto del Re Sole cadrà qualche osso che farà gola a qualcuno, ma noi vogliamo difendere la dignità di Venezia che non può fare da sfondo a una persona che sfrutta i lavoratori, appoggia Trump e occupa di fatto la città”. Gli attivisti hanno promesso una manifestazione “colorata e pacifica” per il 28 giugno, con l’intento di bloccare i canali d’acqua che portano a una delle location prescelte, la Scuola Grande della Misericordia. “Ci butteremo in canale se serve“, hanno dichiarato.












