Cosa muove gli attivisti che si sono battezzati “No Space for Bezos” a mobilitarsi per ostacolare il matrimonio del fondatore di Amazon che si celebrerà dal 26 al 28 giugno a Venezia? Per chi conserva un minimo di buon senso, e direi anche di orgoglio nazionale, che la città lagunare sia mèta così ambita dovrebbe far solo piacere. Il fatto poi che al matrimonio saranno presenti vip e persone influenti provenienti da mezzo mondo dovrebbe far pensare in positivo alla ricaduta in termini di immagine, e anche di introiti, che Venezia potrà averne, rinnovando il mito di città-icona che dura da tempo e che, nella società della comunicazione, è necessario alimentare in continuazione. Nulla di tutto questo è però presente nelle motivazioni addotte dai promotori della protesta, appartenenti alla vasta e varia galassia della sinistra movimentista (non manca l’onnipresente Anpi).

DI CHI È L’ARROGANZA?

Si parla piuttosto dell’“arroganza” di Bezos che si è accaparrato, ovviamente a suon di miliardi, i più prestigiosi hotel del centro. E dell’“arroganza” del sindaco che non si capisce perché non avrebbe dovuto mettergli a disposizione la Chiesa dell’Abbazia della Misericordia per il rito. A ben vedere, l’arroganza, o meglio la prevaricazione, c’è, ma sta tutta dalla parte di chi vuole impedire a un cittadino di spendere come meglio crede i suoi soldi e cioè di esercitare un suo diritto (è paradossale da parte di chi parla in ogni momento di diritti”). Uno dei capi degli attivisti, tal Tommaso Cacciari, arriva addirittura a minacciare: «Anche se istituiranno la zona rossa riusciremo a fermare il corteo». Come si spiega tanta violenza e acrimonia? Celiando, si potrebbe rispondere con il Berlusconi d’antàn: «siete sempre e solo dei poveri comunisti!». Fuor di celia, ciò che gli attivisti non tollerano è che Bezos sia ricco. L’odio per la ricchezza è così forte in loro che un altro degli organizzatori del sit-in arriva a dire che i soldi che gireranno a Venezia nei giorni del matrimonio andranno tutti alle «lobby dei tassisti e dei gondolieri» e ad alberghi «gestiti dal capitale finanziario».