Gentile Direttore, qualcuno si chiede tutto perchè tutta questa mobilitazione contro il matrimonio di Jeff Bezos a Venezia? Qualche anno fa George Clooney si sposò proprio a Venezia, prenotando per intero alcuni alberghi, molti taxi e interi ristoranti, senza che nessuno abbia alzato e battuto ciglio. Forse perchè Clooney è un attore (mediocre, a mio parere) belloccio, di grande successo ...quindi pure lui un miliardario...ma di sinistra? Sono disgustata.

M.Caterina Pamato

Venezia

Cara lettrice, se è per questo tre anni prima di George Clooney, nel 2011, per il matrimonio della figlia Vinita, il magnate del ferro indiano (ma con forti interessi concentrati in Sudamerica) Pramod Agarwal fece arrivare a Venezia, oltre a ben 800 invitati, anche due elefanti, un bianco destriero (per l'ingresso del futuro sposo della ragazza) ed anche una mongolfiera. Argawal e i suoi amici occuparono per alcun giorni oltre ai principali hotel della città, alcuni luoghi noti di Venezia, dall'Arsenale all'isola di San Clemente dove fu anche eretta una tensostruttura alta dieci metri per ospitare la cerimonia nunziale. Lei si ricorda se qualcuno allora urlò a Venezia “blindata”, protestò o annunciò boicottaggi per questa intollerabile invasione indiana della laguna? Si risparmi la fatica di fare ricerche sul web: non troverà nulla, solo articoli di giornali che narravano le magnificenze del matrimonio bollywoodiano costato pare già allora oltre 20milioni di dollari. E se George Clooney non ha mai fatto mistero delle sue simpatie radical (e anche un po' chic) e per questo poteva forse contare su una maggiore benevolenza da parte di no-global e centri sociali, Agarwal non aveva neppure questa attenuante, essendo note le sue simpatie politiche non esattamente progressiste. Eppure quando sbarcarono gli elefanti e i cavalli del magnate indiano, chissà dov'erano i comitati e le benemerite associazioni che oggi manifestano contro il proprietario di Amazon e promettono di impedirgli di invadere il sacro suolo della Serenissima. Forse stavano sfilando contro il Mose. Tutto questo dimostra ancora di più, se fosse necessario, quanto assurda e strumentale sia questa campagna No Bezos. Un'esibizione di vanitoso populismo movimentista alla ricerca di ribalta mediatica a cui, com’era facile attendersi, anche qualche politico ha pensato bene di accodarsi. Com’è triste (talvolta) Venezia.