Una requisitoria lunga mesi, che parte questa mattina e finirà – salvo imprevisti – a metà settembre. I pm Walter Cotugno e Marco Airoldi prendono la parola nel processo sul crollo del ponte Morandi, per arrivare poi alle richieste di condanna.
Ma Cotugno, in avvio, ha deciso di spostare l’attenzione sulle 43 vittime che quel maledetto 14 agosto 2018 stavano percorrendo il viadotto Polcevera sotto il diluvio. Pochi minuti, mentre i nomi scorrono sui monitor, perché «qui non sono mai stati pronunciati».
E allora la lunghissima requisitoria si è aperta così: «Abbiamo passato anni in questo dibattimento, centinaia di udienze che hanno impegnato tutti a volte fino a sera. Abbiamo discusso e dibattuto di tantissime cose, siamo diventati esperti di cemento armato, precompresso, sappiamo tutto sulla corrosione, sappiamo come si riflettono le onde elettriche, abbiamo approfondito e approfondiremo le norme tecniche».
Però, ricorda il pm, «in tutti questi anni non abbiamo mai affrontato il cuore di questo processo attorno al quale gravitano tutte queste cose, tutti questi dettagli. Noi non siamo qui per un pezzo di cemento per un ponte. Questo sforzo collettivo molto importante sarebbe forse ingiustificato per un pezzo di cemento, ma siamo qui per quelle persone che hanno perso la vita su quel ponte».









