La tragedia di Avellino e il crollo del ponte Morandi «non hanno insegnato nulla. Perché gli ispettori di Spea non hanno cambiato la “politica” dei controlli falsificati». A parlare è il pubblico ministero Walter Cotugno che, con il collega Marco Airoldi, sta portando avanti la requisitoria fiume nel processo sulla tragedia del viadotto Polcevera a carico di 57 imputati.

Nell’ultima udienza la Procura si è concentrata sull’accusa di falso in relazione alle ispezioni non solo sui viadotti, ma pure sulle gallerie. Le norme «di autotutela, il miglioramento della sicurezza - ha sottolineato il pubblico ministero - arrivano sempre dopo le tragedie, come ci hanno insegnato il Titanic o altre disgrazie. Invece, dopo la tragedia del Morandi non è cambiato nulla».

A dimostrazione del suo ragionamento, il pm ha ricordato i controlli fatti dai tecnici di Spea per conto della società gemella Autostrada per l’Italia, ai tempi della proprietà Benetton. Con i binocoli «per controllare anche da lontano i dettagli più piccoli dell'opera» o l'ispezione della galleria Bertè, in A26, fatta andando veloce in macchina e cantando la nota canzone "Non sono una signora". Quel controllo «superficiale venne fatto un mese e mezzo prima del crollo di due tonnellate di cemento», il 30 dicembre 2019.