Tra i vicoli in pietra e le lanterne sospese di Nagasaki, non sono solo i templi o la memoria storica a raccontare la città. Sono i gatti. Ma non gatti qualsiasi: sono gatti senza coda, o quasi. Chiamati affettuosamente omagari neko, gatti dalla coda piegata, o kagi neko, questi felini incarnano più di una semplice anomalia genetica: sono un simbolo di buona fortuna, un elemento identitario, un motore turistico e, per alcuni, una vera spiritualità.

La leggenda quotidiana di Nagasaki

Nella città portuale che per secoli fu l’unica finestra del Giappone sul mondo esterno, l’80% della popolazione felina è priva di coda o la presenta in forme bizzarre: curve, nodi, piccoli ricci. La spiegazione? Una mutazione genetica rara, diventata la norma grazie all’isolamento geografico e sociale, e alla riproduzione tra esemplari simili. Ma ciò che per la scienza è una deviazione casuale, per la cultura popolare è divenuto un segno del destino. Come racconta Kazuya Hideshima del Santuario Omagari Neko e membro della Nagasaki Cat Society, “qui ogni gatto con la coda strana è un messaggero di fortuna. Li proteggiamo come parte del nostro patrimonio vivente”. E il santuario a loro dedicato – un piccolo luogo shintoista immerso nel verde – è oggi tappa obbligata per turisti e devoti, tra offerte di croccantini e tavolette ema con preghiere per amore, salute… e gattini.