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Giovanna Maria Fagnani

Sono venuti in migliaia, domenica, a salutare il museo che chiude a seguito di un contenzioso aperto con Palazzo Marino. Tante «matite» famose, tra cui Silver e Bruno Bozzetto ma anche moltissimi appassionati, lettori, famiglie coi ragazzi che partecipavano ai campi estivi

Topolino che passeggia triste e mormora «Uffa, le cose belle chiudono sempre», Paperino che dice «Quack! Lo Zione mi ha sfrattato!». Calimero che s’arrabbia ed esclama «È un’ingiustizia pero!». E poi qualche caricatura polemica, come il disegno del «Burrocrate» (burro in spagnolo significa somaro). Voci e disegni degli amici di Wow Spazio Fumetto, disegnate al volo, sui cartelloni appesi alle pareti, nell’ultimo giorno di apertura. Sono venuti in migliaia, ieri, a salutare il museo che chiude a seguito di un contenzioso aperto con Palazzo Marino. Tante «matite» famose, tra cui Silver e Bruno Bozzetto ma anche moltissimi appassionati, lettori, famiglie coi ragazzi che partecipavano ai campi estivi.

I visitatori affollano le sale e il bookshop, firmano la petizione contro la chiusura sui tavoli all’ingresso, due ragazzi appendono al cancello di viale Campania un lenzuolo con scritto «Milano chiude i musei, e poi?». Nel giardino arriva una banda con susafoni, tromboni, sax e tamburi e la gente balla su note jazz e pop (e gran finale con Gigi d’Agostino). «Si sono presentate cinquemila persone» è la stima della Fondazione Franco Fossati che gestisce Wow. Al momento dei discorsi, lacrime, cori e un grande «Wow» corale di buon augurio. E adesso? La riapertura delle trattative nei giorni scorsi non ha dato esito. Anche se non è detta l’ultima parola: «Leggeremo il bando, non siamo fiduciosi, perché si preannuncia molto difficile, ma ci proveremo perché lo dobbiamo alla città, ma stasera il museo chiude» dice Enrico Ercole, cofondatore e curatore di alcune mostre. Sul palco, il presidente della Fondazione, Luigi Bona, si commuove. «Wow continua a vivere perché è più di uno spazio, è un sogno costruito per funzionare. Continuerà forse altrove e se qualcuno moltiplicherà Wow in altri posti, tanto meglio, mille Wow» dice con voce rotta. Tante le attestazioni di solidarietà ricevute in queste settimane da altre associazioni. «E a titolo personale anche da tanta gente che lavora in comune» dice Bona. Le parole di Silver e Bruno Bozzetto sono amare. «È una festa, ma per noi è un lutto che Milano non abbia un posto per celebrare il fumetto che è nato qui con Bonelli e altri coraggiosi editori, così come la pubblicità. L’animazione italiana è stata tra le più importanti al mondo, ma dalla maggior parte delle autorità queste arti vengono considerate passatempi per ragazzini. Il fumetto è cultura, lo è eccome». E quindi «Vergogna, Milano» dicono all’unisono. A portare solidarietà anche Massimiliano Lisa, direttore e cofondatore del Museo Leonardo3, realtà a sua volta coinvolta in un contenzioso con Palazzo Marino: «A metà e a fine luglio abbiamo scadenze importanti. Ma noi non siamo bravi come la fondazione. Noi non ce ne andremo».