di

Giorgio Terruzzi

Sul tema tecnico permane un nebbione da Val Padana. Forse il vero valore della SF-25 è quello che mostra Hamilton e che nasconde Leclerc

La domenica della Ferrari l’ha salvata Robert Kubica che una Ferrari di Formula 1 avrebbe dovuto guidare in un’epoca remota. Si è preso una magnifica rivincita sul proprio destino, ad anni 40, dominando con una guida superiore la 24 Ore di Le Mans con la «gialla» della AF Corse, ad indicare persino in un giorno così felice, l’anomalia della sua avventura. Il resto, poca roba.

In Canada le Rosse sono rimaste fuori dal podio, dalla bagarre per i piani nobili. Dopo aver ascoltato, ancora una volta, parole confortanti prima del via a proposito di un passo felice che ha poi relegato Leclerc e Hamilton in quinta e sesta posizione. Grazie al harakiri di Norris nel finalissimo di una corsa che ricorderemo per il podio, primo e autorevolissimo, del nostro Antonelli. Hamilton ha una debole scusante causa investimento di una povera, stordita marmotta che ha pregiudicato l’aerodinamica ma, intendiamoci, stiamo raccontando di nuovo di una promessa mancata, di una corsa affannata, su una pista che peraltro ama, dopo una qualifica incoraggiante. Leclerc continua a tirare e a sudare ma, a proposito di passo, ci vuol altro, senza star qui a questionare su una tattica che lo stesso Charles ha contestato più volte ma che forse non ha cambiato le carte in tavola. Deboli quelle della Ferrari. Sul tema tecnico permane un nebbione da Val Padana.