Quelli che Netanyahu è un pazzo guerrafondaio ad attaccare l’Iran, ma Putin le sue ragioni ce l’aveva per invadere l’Ucraina, sono un esempio di contraddizione logica ed etica purtroppo alquanto di successo nel disorientato discorso politico nostrano. Meritano una confutazione non tanto e non solo per amor di polemica, ma anche e soprattutto perché rivelano una delle (molte) ragioni della debolezza intrinseca della nostra politica estera.Lasciamo un attimo da parte il giudizio personale su questi due leader, l’israeliano e il russo, che stanno usando la forza militare per raggiungere uno scopo politico nazionale. Anche se un confronto rivelerebbe molte somiglianze. Oggi nelle piazze il premier israeliano viene condannato come «genocida» o, nel migliore dei casi, autore di una «pulizia etnica» a danno dei palestinesi.Ma a Putin potrebbe essere rivolta la stessa accusa. Ha più volte dichiarato che «l’Ucraina non esiste». Per lui dunque gli ucraini non sono un popolo, ma solo russi sotto mentite spoglie, da riportare a casa (la «Nuova Russia», così battezzata due secoli e mezzo fa, dopo la conquista militare di Caterina la Grande). Netanyahu passa per uno sterminatore di bambini palestinesi (e lo è, a causa del ricorso indiscriminato a una soverchiante superiorità militare, dell’uso della fame come strumento di guerra, della dislocazione forzata delle popolazioni civili).