Le garanzie strategiche

Riccardo Renzi

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La geopolitica non tollera il vuoto. E quando una potenza smette di garantire sicurezza ai propri alleati, altri attori si muovono immediatamente per occupare spazi, funzioni e rendite strategiche. È questo il vero significato politico della prudenza russa verso l’Iran: non il tramonto improvviso della Russia, ma la trasformazione della sua proiezione internazionale da architettura garantista a presenza selettiva, transazionale e intermittente. La guerra in Ucraina ha cambiato la natura del potere russo molto più di quanto abbiano compreso molte cancellerie europee. Mosca resta una potenza nucleare, energetica e militare. Conserva capacità di destabilizzazione, influenza diplomatica e strumenti coercitivi. Ma il problema non è più la forza assoluta della Russia: è il costo crescente della garanzia strategica. Ogni alleato da proteggere, ogni crisi regionale da presidiare, ogni sistema d’arma da esportare compete ormai con la priorità esistenziale del fronte ucraino. È in questo quadro che va letta la partnership con Teheran.

Il trattato strategico firmato nel 2025 tra Russia e Iran rafforza cooperazione militare, energetica e tecnologica, ma non contiene una clausola di mutua difesa automatica. Un dettaglio solo apparentemente tecnico. In realtà, è il cuore della questione geopolitica: Mosca vuole usare l’Iran come moltiplicatore di pressione contro l’Occidente, ma non intende farsi trascinare in una guerra regionale ad alta intensità per difenderlo. Il messaggio che arriva agli altri regimi anti-occidentali è chiaro: la Russia può armare, mediare, proteggere diplomaticamente e disturbare gli Stati Uniti, ma non garantisce più copertura illimitata quando i costi operativi diventano troppo elevati. È una mutazione strategica profonda.