Il piano israeliano per attaccare l'Iran era top secret, ma a Washington qualcuno aveva già intuito che stava per succedere qualcosa di grosso. Poco prima che le prime esplosioni venissero segnalate dalla tv di Stato iraniana a Teheran, le ordinazioni di pizza nei pressi del Pentagono hanno subito un'impennata straordinaria, come rilevato da un account virale su X chiamato "Pentagon Pizza Report", che fornisce informazioni su picchi di attività notturna al quartier generale militare degli Stati Uniti.

«Alle 18.59 ora locale (00.59 in Italia), quasi tutte le pizzerie vicino al Pentagono hanno registrato un enorme aumento di attività», si legge sull'account, che ha poi segnalato come tre ore dopo un gay bar nei dintorni registrasse «un movimento in modo anomalo basso per un giovedì sera», segno secondo loro di «una notte intensa al Pentagono».

Questa teoria, tutt'altro che scientifica, ha precedenti 'storici': prima dell'invasione americana di Panama nel 1989 e dell'Operazione Desert Storm nel 1991, le consegne di pizza al Pentagono aumentarono sensibilmente, così come durante l'attacco missilistico israeliano all'Iran nel 2024.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato al Wall Street Journal di essere stato pienamente informato in anticipo sulla campagna di bombardamenti israeliana, definita necessaria per fermare il programma nucleare iraniano. «Sappiamo cosa sta succedendo», ha affermato. Per il resto degli americani, però, le pizze con salame piccante non erano l'unico segnale di un'imminente crisi. Mercoledì Washington aveva annunciato lo spostamento di alcuni diplomatici e delle loro famiglie fuori dal Medio Oriente. E circa un'ora prima dell'inizio delle operazioni israeliane, l'ambasciatore Usa a Gerusalemme, Mike Huckabee, ha pubblicato su X un post eloquente: «Siamo alla nostra ambasciata a Gerusalemme e stiamo monitorando da vicino la situazione. Resteremo qui tutta la notte. Pregate per la pace di Gerusalemme!».