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13 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 17:02
In Iran si innalzano le bandiere rosse. Non quelle che segnalano un’allerta, ormai ampiamente in corso sin dall’inizio degli attacchi israeliani della scorsa notte, ma quelle che nell’escatologia sciita segnalano il desiderio di “vendetta“. È la quarta volta, la prima era stata dopo l’assassinio del generale Soleimani nel 2020, la seconda dopo gli attacchi terroristici a Kerman nel 2024, la terza dopo l’assassinio di Ismail Haniyeh a Teheran.
Una vendetta di cui non si conoscono la possibile entità né le tempistiche né la localizzazione, ma che dovrà comunque passare attraverso una accurata valutazione dei danni prodotti in Iran da Israele. Che non sono pochi, a cominciare dalle difese aeree, da almeno un impianto di stoccaggio di missili balistici e dalle infrastrutture nucleari, tutte colpite (tranne l’impianto sotterraneo di Fordow e un altro vicino a Esfahan), alcune in modo pesante, a cominciare da quella di Natanz. Secondo l’agenzia Fars, mentre si scrive sono 78 le vittime totali, e circa 300 i feriti.














