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Mentre svolgiamo attività quotidiane comuni come cucinare, prendere un mezzo pubblico o annaffiare le piante, di solito i pensieri ci passano per la testa come un flusso di informazioni ininterrotto. Pensiamo ad altro, non a cosa stiamo facendo, ed è normale che sia così. Ma mentre facciamo queste cose a volte capita anche di avere la mente completamente vuota, per brevi istanti: ce ne rendiamo conto, di solito, nel momento in cui ci fermiamo per chiederci cosa stessimo facendo o dicendo.

Oltre che di lunghe e antiche riflessioni filosofiche, l’impressione sfuggente di non avere alcun pensiero è da tempo oggetto di vari studi scientifici. Interessa ricercatrici e ricercatori che studiano la meditazione, ma più di recente anche altri che si occupano della cognizione umana e del sonno. Un gruppo di neuroscienziati di Francia, Belgio e Australia ha esaminato la letteratura scientifica su questo argomento, circa 80 articoli, per cercare di trovare una definizione condivisa di «vuoto mentale» e capire se sia possibile associarlo a specifici cambiamenti fisiologici, neurali e cognitivi rilevabili.

Dai risultati dell’analisi è emerso che il vuoto mentale esiste: non è un’impressione soggettiva, ma un preciso stato cerebrale diverso da quelli riscontrati nelle persone quando pensano a qualcosa, qualunque essa sia. Può verificarsi mentre stiamo parlando, mentre siamo assorti in silenzio, mentre ascoltiamo musica o anche mentre dormiamo. Non è chiaro quanto duri né cosa lo causi, e nemmeno se sia l’effetto di momentanei cali di attenzione o una caratteristica di particolari problemi di memoria o di linguaggio.