SACILE - I numeri sono tanti: 25 milioni di fatturato, 110 addetti tra cui 80 bottai, 16.000 metri cubi di legname stagionato naturalmente, 100.000 ettolitri di bottame l’anno, 2 Guinness dei primati, 5 continenti serviti. Ma soprattutto: 250 anni di impresa e una sola famiglia proprietaria, Garbellotto, 8 generazioni da Giuseppe a Piero, «passando per la Serenissima Repubblica di Venezia, l’occupazione napoleonica, l’Impero Austro-Ungarico, il Regno d’Italia e la Repubblica Italiana», sorride l’amministratore delegato dell’azienda che dal 1775 tra Veneto e Friuli Venezia Giulia produce botti, barrique e tini per vino, aceto, birra e distillati, alla vigilia dell’evento che domani vedrà 750 ospiti celebrare il quarto di millennio.
La cerimonia si terrà nella sede di Sacile, l’ultimo approdo di una tradizione imprenditoriale cominciata nel piccolo laboratorio a San Fior e proseguita nello storico stabilimento a Conegliano, fra clienti che potevano spaziare dagli imperatori Carlo d’Asburgo e Zita di Borbone-Parma, ai grandi marchi come Branca, Montenegro e Stock. «In due secoli e mezzo – racconta l’ad Piero – la Garbellotto Botti si è fermata un giorno per l’incendio del 2017 e tre settimane per il Covid nel 2020, un po’ di più durante le due guerre mondiali perché la fabbrica venne prima occupata dagli austroungarici e poi bombardata dagli angloamericani. Ogni epoca ha avuto la sua croce e ogni generazione ha la sua pena, ma la nostra famiglia ha sempre cercato di resistere e andare avanti. Le tensioni geopolitiche di oggi? Inevitabilmente tutto incide, le nostre vendite avvengono per il 50% all’estero, principalmente in Europa e in Sudamerica. Per fortuna non siamo tanto sbilanciati verso gli Stati Uniti, quindi il rischio dazi non ci tocca più di tanto, anche se indubbiamente il clima di incertezza non aiuta il mercato. Però il mondo è grande, bisogna saper espandersi e avere coraggio».






