Non è tutta vetro liquido e arcobaleni, la WWDC di Apple. Tra gli annunci di novità e l’entusiasmo degli sviluppatori di tutto il mondo, si discute anche – ma in privato, in un incontro riservato cui preso parte Italian Tech – di Digital Markets Act (DMA), le regole europee pensate per riequilibrare la concorrenza nel settore tecnologico, che fin dalla loro promulgazione sono state oggetto di accese discussioni tra Apple e la Commissione europea.
Il Digital market act è entrato in vigore. Come funziona la stretta Ue anti big tech
La privacy in pericolo
Secondo l’azienda di Cupertino, le richieste della Commissione, in particolare quelle sulla condivisione dei dati tra dispositivi e piattaforme, rappresentano un pericolo senza precedenti per la privacy degli utenti. Gli esempi sono in effetti bizzarri: pare che a Bruxelles vorrebbero imporre l'obbligo di fornire a dispositivi di terze parti la cronologia completa delle reti Wi-Fi a cui un iPhone si è collegato, o l'accesso al contenuto integrale delle notifiche, comprese email e messaggi.
Si tratta di informazioni che nemmeno Apple è in grado di conoscere: i dati sono cifrati end-to-end e inaccessibili all’azienda stessa. Tuttavia, secondo le nuove regole, dovrebbero essere resi disponibili a qualsiasi produttore che volesse interagire con l’ecosistema Apple. Avere in mano queste informazioni permetterebbe di conoscere tutto quello che fa una persona, dove va, qual servizi usa, senza contare la possibilità che malintenzionati creino reti fittizie, con lo stesso nome e la stessa password di quelle vere, per sottrarre ulteriori informazioni sensibili, dalla carta di credito ai dati di accesso di altri siti. Un disastro, insomma. Richieste del genere, sottolineano ad Apple, non sono mai arrivate da nessun governo, nemmeno dalla Cina, e contraddicono quello spirito di protezione della privacy che proprio l’Europa ha tradizionalmente rivendicato come tratto distintivo.







