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Ultimo aggiornamento: 20:54

“Quelli che sono rimasti in detenzione, Rima Hassan e gli altri, hanno fatto una scelta coraggiosa. Stanno facendo salire la pressione non solo su Israele e sulle sue azioni illegali, ma anche sui Paesi occidentali che non ci hanno aiutato nella nostra missione, almeno finché non siamo stati arrestati. Tenere in prigione un’eurodeputata come Hassan, che come tutti noi non ha commesso nulla di illegale, è un attacco all’Europa”. Sergio Toribio è uno dei quattro attivisti della Freedom Flotilla (su 12) che è tornato nel suo Paese 24 ore dopo che il veliero su cui navigava, la Madleen, è stato fermato in acque internazionali a 100 miglia dalle coste di Gaza dall’esercito israeliano. “Una volta arrivato nel centro di detenzione a Tel Aviv, mi sono consultato con il delegato del consolato spagnolo che mi ha dato l’opzione di tornare immediatamente. Ho valutato che nel mio caso era la cosa migliore. Ma non ho firmato nessuna carta in cui ammetto di essere entrato illegalmente in Israele, come dicono”.

Cosa ha firmato esattamente per tornare in Spagna?

Soltanto un documento dove accetto il rimpatrio e che mi notifica un divieto di ingresso in Israele per 100 anni. Prima mi avevano preso impronte e dati biometrici. Non ho firmato invece un altro documento, che ho conservato, dove ammettevo l’ingresso illegale nel Paese. Non ho alcuna intenzione di andare in Israele per i prossimi 100 anni, ma tornerò a Gaza. Se sarò fermato sarà per le stesse ragioni illegali con cui hanno sequestrato la nostra nave. Non siamo entrati noi in Israele, ci hanno trascinato i militari: noi avevamo come destinazione uno dei porti internazionalmente riconosciuti di Gaza