I referendum dell'8 e 9 giugno sono stati, politicamente parlando, un mezzo bagno di sangue per Elly Schlein e l'unico risultato tangibile è opposto a quello sperato: ora è il Pd a voler "abrogare" la segretaria. O perlomeno mezzo Pd, l'ala più riformista e moderata che ha vissuto come una violenza la scelta di accodarsi a Maurizio Landini e Alleanza Verdi e Sinistra e sposare l'animo più populista delle opposizioni. Spingere l'acceleratore sulla cittadinanza facile agli immigrati (non è un caso che nel 30% degli elettori andati alle urne, appena il 65% si sia detto favorevole) e combattere sui temi del lavoro per annullare le riforme firmate, guarda un po', proprio Partito democratico, più che un cortocircuito è stato un suicidio.
La leader mai come in queste ore è spalle al muro. La sua scommessa per tentare la spallata a Giorgia Meloni è stato un flop gigantesco, capace solo di ridare forza ai suoi nemici interni. Per questo, spiega un retroscena del Corriere della Sera, sarebbe tentata dal colpo in contropiede: anticipare al 2026 il congresso straordinario, per togliere tempo alle varie minoranze interne per organizzarsi. "Prima le Regionali, poi le assise dove la leader punta alla riconferma per poter modellare definitivamente un Partito democratico a sua immagine e somiglianza - scrive Maria Teresa Meli sul Corriere -. L’ipotesi, da ieri sera, torna prepotentemente alla ribalta".











