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11 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 18:49

“Se non te la senti di farlo, non ti devi vergognare di dire ‘io ho paura’, perché la paura è umana. Tu puoi scegliere”. Felicetta Maltese era con Daniele Pieroni il 17 maggio mentre quest’ultimo, primo caso in Toscana, esercitava la sua libertà di scelta: moriva con il suicidio assistito in casa sua, nel suo letto, autosomministrandosi il farmaco letale preparato per lui dalla Asl. Daniele è il primo cittadino toscano ad aver potuto usufruire dei benefici introdotti dalla legge regionale sul fine vita entrata in vigore lo scorso febbraio nel pieno rispetto delle sentenze della Corte Costituzionale. Nonostante il governo di Giorgia Meloni abbia impugnato la norma della Regione Toscana, la storia di Daniele ci insegna una cosa: dobbiamo avere rispetto per chi chiede di decidere come morire, per chi dice “questo dolore non lo sopporto più, non è vita”. Daniele Pieroni era una persona molto colta. Un giornalista, un poeta, uno scrittore. Felicetta Maltese si siede e con calma racconta. “Devo essere sintetica? Non so se ci riesco”. Te l’ha chiesto Daniele di essere presente? “Sì, mi ha detto che gradiva che fossi accanto a lui. E io ero lì insieme a suo padre, al suo amico del cuore Leonardo, alle badanti che lo hanno accudito e curato in questi anni di sofferenza e alla dottoressa e infermiera che lo hanno assistito”. Daniele era affetto da una grave forma di Parkinson dal 2008, la malattia gli impediva anche di deglutire, si nutriva con un sondino. “Quando ha visto che eravamo lì per lui, è stato contento. Non ho potuto tenergli la mano, aveva gli aghi infilati, quando si arriva ad essere magri come Daniele trovare le vene per la flebo è un problema. E poi le sue mani dovevano restare libere. È stato lui a spingere i tasti e ad attivare il diffusore del farmaco letale”.