«Cosa vuoi fare da grande?». Il bimbo visionario risponde «L’astronauta». Il bimbo obbligato dalla madre risponde «Il primario di ortopedia». Il bimbo avido risponde «Il benzinaio». Il bimbo normale risponde «Il calciatore». Poi ognuno di questi bimbi cresce, affronta i suoi fallimenti, non fa l’astronauta, non fa il primario di ortopedia, non fa il calciatore, se per caso fa il benzinaio scopre ben presto che i portafogli sono gonfi di soldi che però vanno ai petrolieri e, infine, incattivito, sceglie un’altra strada: «Voglio essere uno dei 60 milioni di ct». Quello del ct del calcio, in effetti, è stato da sempre un mestiere molto ambito e raro (lo fa solo uno per nazione) al punto che l’eletto di turno è sempre descritto come un essere superiore. Bearzot, Vicini, Zoff, Sacchi, Trapattoni, Maldini fino a quelli più recenti, hanno sempre avuto l’aura delle persone importanti al livello del Presidente della Repubblica o del Papa. Ma ora è tutto cambiato.

Fino a qualche tempo fa non ci sarebbe stato un essere umano senziente che di fronte alla proposta («vuoi fare il Commissario Tecnico della Nazionale italiana di calcio?») avrebbe tentennato anche solo un secondo. La risposta sarebbe stata «Sì» senza condizioni e «pagatemi quello che volete». I motivi non vanno nemmeno spiegati e passano dal prestigio di cui sopra fino all’evidenza di un mestiere che magari ti condanna all’insulto ma ti lascia anche un sacco di tempo libero per grattarti la panza.