Dieci giorni dopo il «Liberation Day» di Donald Trump, con l’annuncio dei dazi che spazzarono via diecimila miliardi di dollari di valore di borsa, Scott Bessent incontrò un gruppo di investitori. A Washington, a porte chiuse. Il segretario al Tesoro disse che si aspettava una «de-escalation» con la Cina «in un futuro molto prossimo». Una persona presente racconta cosa vide in quell’istante: manager di fondi piegati sui telefoni a digitare qualcosa.

Il mercato non si mosse. Ma appena le dichiarazione di Bessent filtrarono sui media, il principale indice di borsa di New York fece un balzo di oltre il 10% in dieci giorni. Molti dei presenti con il segretario al Tesoro di Trump potrebbero aver investito sulla base di informazioni privilegiate: sarebbe insider trading, uno dei più gravi reati finanziari. Non necessariamente però uno dei più rari, a Washington.