Il clima è quasi da «quiete prima della tempesta». In questo periodo di tranquillità sul fronte della guerra dei dazi, sospesi fino ai primi di luglio per favorire le negoziazioni tra Stati Uniti e i vari Paesi colpiti, le aziende americane si stanno accalcando per raccogliere fondi prima che le tariffe doganali tornino a far male: secondo i dati di JP Morgan, le aziende con basso rating negli Stati Uniti hanno emesso obbligazioni “junk” (spazzatura) per 32 miliardi di dollari a maggio (record da ottobre scorso) e per 8,6 miliardi nella sola prima settimana di giugno (superando in 5 giorni lavorativi l’intero mese di aprile). Bank of America stima invece che le aziende con rating elevati (investment grade) emetteranno questo mese negli Stati Uniti obbligazioni per 110-120 miliardi di dollari: numeri che - se confermati dai fatti - farebbero di giugno 2025 il mese più affollato di emissioni di bond dal 2021. In Europa i dati sono simili, secondo i dati di Generali Investments. Anche qui le emissioni di obbligazioni aziendali, dopo un aprile nero, si sono riprese di gran lena. Il tutto mentre il premio dei bond aziendali rispetto ai titoli di Stato è tornato sui livelli precedenti al Liberation day sia in Europa sia negli Stati Uniti. Ma è quiete prima della tempesta? Il futuro è buio? Le previsioni, in realtà, sono spaccate in due tra ottimisti e pessimisti.
Così la tregua dei dazi dà una mano alle imprese: boom di bond
In Europa e Usa emissioni da record da parte delle aziende, prima che la sospensione della guerra commerciale finisca. E il futuro? Stime incerte







