Non serve l’autorizzazione di un giudice per procedere al sequestro di smartphone o di qualsiasi altro device. Almeno per la Procura di Roma, il cui capo, Francesco Lo Voi, ha firmato una circolare che, prendendo atto del recente contrasto espresso dalla Cassazione, fornisce una serie di indicazioni operative per effettuare la misura cautelare sui supporti informativi. Materia comunque tanto delicata da essere oggetto di un assai contestato disegno di legge in discussione alla Camera (dopo l’approvazione da parte del Senato), con la drastica riforma di tutta la procedura, all’insegna della riduzione delle prerogative del pubblico ministero.

Le linee guida di Roma

Intanto, però, la Procura di Roma si muove su una linea diversa, facendo riferimento in larga parte, per analogia di situazioni, alla disciplina in materia di intercettazioni, con attenzione particolare per le misure di garanzia della riservatezza degli indagati e delle altre persone coinvolte.

Le linee guida prendono le distanze dall’orientamento della Cassazione, cristalizzato in una sentenza di un paio di mesi fa (Sesta sezione, sentenza n. 13585), secondo il quale l’accesso ai dati contenuti in un dispositivo informatico nel contesto di un’indagine penale deve essere assoggettato, sulla base della giurisprudenza della Corte di giustizia europea, al controllo di un giudice o di un organo amministrativo indipendente che devono essere terzi rispetto all’organo che chiede l’accesso. Una funzione di controllo, concludeva la Cassazione, che non può essere esercitata dal pubblico ministero per la natura di parte processuale.