Con le 265 nuove uscite incentivate nella fabbrica di Cassino, sale a quota 1.925 il numero di addetti che lasceranno il Gruppo Stellantis nei prossimi mesi, a seguito di accordi sindacali che prevedono incentivi per chi è vicino alla pensione. Si tratta dell’ultimo, in ordine di tempo, intervento sugli stabilimenti italiani del Gruppo per “allegerire” i costi e la struttura, per allinearla a produzione e mercato. Per la Fiom, unico tra i sindacati metalmeccanici che ha deciso di non firmare gli accordi, si tratta di un ennesimo depauperamento dei siti italiani ai quali manca una reale prospettiva industriale. «Serve un cambiamento sempre più urgente - commenta Samuele Lodi responsabile Auto della Fiom - concretizzabile solo con investimenti, nuovi modelli, anticipo della produzione dei modelli annunciati e rigenerazione dell’occupazione».

Il contesto è quello di una produzione nel settore auto, come certificato dall’ultimo dato Istat, che pesa e condiziona l’andamento dell’intera manifattura italiana (il primo quadrimestre dell’anno registra un calo dell’1,2%, discesa che raddoppia guardando alla sola manifattura), di un mercato con immatricolazioni in stallo rispetto all’anno scorso e di una produzione del Gruppo italo-francese che, sotto il governo dell’ex ceo Carlos Tavares, ha spostato le produzioni verso aree periferiche come Serbia e Polonia. Due giorni fa è stata la volta di Mirafiori, con 610 uscite, perlopiù nelle Carrozzerie e nell’Ingegneria, prima c’è stata Melfi, Termoli, Pomigliano.