«Avanti con il credito high yield, ma lontano dagli Stati Uniti». La corsa a emettere nuove obbligazioni societarie prosegue senza tregua e viaggia a velocità record da inizio anno su entrambe le sponde dell’Atlantico, mentre i mercati non sembrano ancora avvertire tensioni e anzi hanno mantenuto nelle ultime settimane gli spread creditizi sostanzialmente stabili sui livelli precedenti il famigerato Liberation-Day attorno ai 300 punti base. Mike Scott si allinea alla loro visione e resta ancora pienamente convinto delle opportunità presenti fra i titoli corporate, non può tuttavia rinunciare a una buona dose di cautela nei confronti dei bond made in Usa con maggior grado di rischio.

Il motivo in sé è piuttosto semplice e immediato per il responsabile a livello globale High Yield & Credit Opportunities di Man, abituato com’è ad analizzare ciascuna singola azienda e a mettere in relazione le sue prospettive con i rendimenti offerti. Tanto in America quanto in Europa, i differenziali high yield si mantengono infatti in questo momento appaiati, ma «negli Stati Uniti - spiega però Scott a Il Sole 24 Ore - le valutazioni sono eccessive, visto che rispetto alla media di lungo periodo gli spread creditizi non sono mai stati così ristretti nel 90% dei casi».