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Ultimo aggiornamento: 8:11

La burocrazia sconfitta da una dirigente scolastica che nei giorni del referendum è riuscita a non sospendere l’attività didattica come accade nelle scuole della maggior parte del Paese. La protagonista di questa battaglia civile è la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo “Trento 5”, Paola Pasqualin che si è opposta alla chiusura. La preside ha resistito alle disposizioni che escludono la presenza di estranei all’interno dell’edificio scolastico sede di seggio per ragioni di sicurezza e di tutela della regolarità del voto dimostrando che gli ingressi e lo svolgimento delle lezioni possono avvenire senza interferire in alcun modo con tutte le operazioni elettorali. Anzi.

Pasqualin è convinta che si tratti di un’azione educativa: “Pensate i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze”, ha scritto in una lettera diffusa nelle scorse ore, “che vedranno che nella loro scuola gli adulti vanno a votare, faranno domande e le insegnanti spiegheranno loro che cosa sta accadendo e che cos’è il voto (non cosa si vota), il valore di esprimerlo e la potenza che esso ha per la democrazia. Sia mai che si riesca ad attivare in loro, e anche in noi adulti, l’importanza di “agire” sempre, coniugandoli, diritti fondamentali quali il voto e l’istruzione”. La sfida con la burocrazia è stata vinta grazie alla collaborazione del Comune e della Questura. Da anni a Trento insieme ad altri istituti comprensivi coinvolti, Pasqualin, prova a contrattare con il Comune qualche ora in più di apertura, se non addirittura il regolare svolgimento delle lezioni dove le scuole sono occupate in parte dai seggi. Da anni chiedono, ogni volta che si vota, perché mai vengano individuate le scuole e viene risposto che è la questura (il ministero degli interni) che valuta l’idoneità dei locali e le scuole sembrano essere “quelle più adatte”.