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È il giorno dell'ammissione di responsabilità in casa delle opposizioni per la Caporetto referendaria ma ancora una volta si cerca di trovare giustificazioni
Debacle clamorosa del referendum abrogativo indetto dalle opposizioni e dai sindacati, che non ha raggiunto nemmeno il 31% dei votanti. L'obiettivo del quorum è molto lontano e non ci può essere alcuna scappatoia o giustificazione. I toni trionfalistici della vigilia non ci sono più e la conferenza stampa indetta per il post-risultati è stata necessariamente un'ammissione di fallimento. "Il nostro obiettivo era raggiungere il quorum, non lo abbiamo raggiunto, quindi quella che speravamo fosse una giornata di vittoria non la festeggiamo", ha dichiarato il segretario della Cgil Maurizio Landini al centro congressi Frentani a Roma.
Landini ha poi cercato di scaricare le responsabilità su quella che definisce una "certa politicizzazione dei referendum" che "non ha permesso di discutere di contenuti. Negli ultimi giorni alcuni esponenti di governo interrogati sui quesiti non sapevano i contenuti e contemporaneamente chiedevano di non andare a votare". E ha anche aggiunto che in questo modo "non stanno mettendo in discussione la Cgil, in gioco c'è la democrazia del Paese". Un leitmotiv frequente nelle ultime settimane da parte delle opposizioni, le stesse che hanno sempre dichiarato che l'astensione dal voto è essa stessa una dichiarazione politica. Ma stavolta che sono stati loro a indire il referendum, hanno avanzato la pretesa che il voto dovesse essere un obbligo.






