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Il Pd contro la legge Zangrillo. Il segretario della Cgil caccia chi chiede conto delle spese

Pd e Cgil nel panico. La Camera approva la nuova legge sul merito e la sinistra va in tilt. Nel sindacato rosso, gli iscritti chiedono conto delle spese e Landini li mette alla porta come "mafiosi e terroristi". Tempi duri per la sinistra, allergica a meritocrazia e trasparenza.

Il governo imbocca la strada della svolta liberale nella Pubblica amministrazione. Arriva il primo via libera alla legge sul merito per la scelta dei ruoli apicali nella pubblica amministrazione: 147 voti a favore e 90 contrari. Il testo, che porta la firma del ministro della Pa Paolo Zangrillo, passa ora al Senato per l'ok finale. Il Pd si oppone, sogna un gigante burocratico tra privilegi e appiattimento. "La legge segna una tappa fondamentale nel percorso di modernizzazione del settore pubblico, puntando a superare una logica burocratica per approdare a una per obiettivi al fine di offrire servizi sempre più efficienti agli utenti, cittadini e imprese. L'obiettivo è di costruire una Pubblica amministrazione capace di attrarre e trattenere talenti. Non si tratta solo di introdurre nuove regole, ma di innescare un cambiamento culturale che valorizzi il merito e renda le amministrazioni più dinamiche e pronte ad affrontare le sfide attuali" - commenta il ministro Zangrillo. Una rivoluzione che si poggia su alcune novità. La legge si muove su due principali direttrici: la rivisitazione della valutazione della performance individuale ed organizzativa e la progressione di carriera e l'accesso alla dirigenza. Il testo punta a valorizzare le capacità manageriali dei dirigenti della Pa e promuoverne la formazione ai fini delle capacità di valutazione del personale. La nuova normativa è stata pensata anche per superare la valutazione gerarchica e unidirezionale. L'accesso alla qualifica di dirigente della prima fascia avviene, per il 50 per cento dei posti disponibili, attraverso procedure di concorso per titoli ed esami e, per il rimanente 50 per cento, mediante sviluppo di carriera dal ruolo dirigenziale di seconda fascia, dopo almeno cinque anni, anche non continuativi, di servizio nel ruolo dirigenziale. Inoltre il testo rivede il meccanismo dei punti dei ruoli apicali nella pubblica amministrazione.