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L'allarme del leader Md Nello Rossi. Il Pd convoca persino Acli, Cgil e Uil
E alla fine arrivò l'autogol. "La riforma della giustizia impoverisce i magistrati". Sembra quasi che le toghe vogliano perdere il referendum confermativo sulla separazione delle carriere, altrimenti non si spiega perché - anziché interrogarsi sul cancro malagiustizia che sforna mille innocenti in carcere all'anno - persino uno dei padri costituenti di Magistratura democratica come Nello Rossi (foto) inciampi in un gaffe che suona come una rivendicazione di casta piuttosto complottista. "La riforma sembra rimettere radicalmente in discussione gli attuali meccanismi di progressione economica dei magistrati, voluti in attuazione del principio costituzionale di eguaglianza delle funzioni, magari incidendo anche sul sistema di adeguamento automatico delle retribuzioni che ha liberato la magistratura dalla dipendenza dalla contrattazione collettiva con l'esecutivo, riconoscendo ai magistrati aumenti triennali del loro trattamento economico parametrati a quelli del pubblico impiego", scrive l'ex magistrato romano, leader storico della corrente più ideologica della magistratura ormai minoritaria tra le toghe.






