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Il nuovo sistema di licenze per l'esportazione delle terre rare, introdotto da Pechino, ha messo in ginocchio l'industria dell'auto globale

Mentre i porti europei e americani vengono invasi da navi cariche di auto elettriche cinesi, un'altra manovra, ben più silenziosa ma devastante, si consuma a monte della filiera industriale globale: il controllo delle terre rare. La strategia di Pechino è tanto raffinata quanto brutale: da un lato, inondare i mercati occidentali con veicoli elettrici e ibridi a basso costo, dall'altro stringere il controllo su minerali strategici come titanio e tungsteno e terre rare utilizzate per la produzione dei magneti necessari a far funzionare oltre alle auto elettriche anche pannelli solari, pale eoliche e apparecchiature militari.

Contrariamente al nome, le terre rare (REEs), specialmente quelle con peso atomico più basso, sono piuttosto abbondanti nella crosta terrestre. Le riserve globali ammontano a circa 90 milioni di tonnellate, circa 230 volte la produzione mineraria del 2024, pari a 390.000 tonnellate. Tuttavia, questi minerali sono relativamente difficili da estrarre e raffinare. Il che rende i processi altamente energivori e inquinanti. La catena di approvvigionamento è fortemente concentrata in Cina, che rappresenta circa il 70% della produzione mineraria globale e circa il 90% della produzione di raffinati.