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Pechino impone nuove licenze sull’export di tecnologie legate alle Terre Rare, rafforzando il suo monopolio e sfidando Washington. Ma dietro lo scontro non ci sono i dazi: c’è Taiwan e il controllo del Pacifico
Con una mossa che si attendeva da tempo, almeno da quando il presidente cinese Xi Jinping nel 2019 ha compiuto una visita a sorpresa nello stabilimento della Jl Mag Rare Earth Co. Ltd, azienda leader nel settore dell’estrazione e produzione di Terre Rare, la Repubblica Popolare Cinese (Rpc) giovedì scorso ha imposto nuove regole che stabiliscono l'obbligatorietà dell'ottenimento di licenze statali per l'esportazione di tecnologie utilizzate nell'estrazione e nella lavorazione delle Terre Rare, nonché per la produzione di magneti, che possono essere utilizzati nelle tecnologie militari.
Fondamentalmente, qualsiasi azienda straniera che voglia utilizzare Terre Rare estratte o anche solo raffinate nella Repubblica Popolare, o lavorate con tecnologie cinesi al di fuori della Rpc, dovrà ottenere una licenza, secondo il ministero del Commercio cinese.






