C’è un luogo, alle porte di Firenze, sulle colline circostanti dove il vigneto dialoga con il giardino, e quindi le viti crescono accanto agli alberi da frutto e dove il vino nasce da una visione agricola che mette al centro la vita. È Podere Mastrilli, il “vigneto-giardino” di Adriano Zago. È un'immersione in quello che il proprietario definisce “organismo agricolo”: un sistema vivo e interconnesso in cui vigne, olivi, orti, frutteti, boschi e animali coesistono in un equilibrio dinamico, coltivato con cura, conoscenza e – sì – anche con visione sul futuro.

L’occasione per conoscerlo è nata in una giornata che si è trasformata in un piccolo laboratorio di confronto tra professionisti del settore, accompagnati da due produttori: Elisabetta Foradori, storica vignaiola trentina ed Enrico Rivetto, viticoltore piemontese, pionieri di un'agricoltura che guarda oltre la produttività per riscoprire la qualità profonda della terra. Con Zago condividono un percorso che intreccia pratica e pensiero, esperienza e sperimentazione. Durante la giornata si è parlato di fertilità dei suoli, biodiversità, ma soprattutto di un'agricoltura rigenerativa che non è fuga dal presente, ma risposta concreta alle sfide climatiche e qualitative dell’agroalimentare di oggi. Un messaggio chiaro: la policoltura non è un ritorno al passato, ma un balzo in avanti nella consapevolezza agricola.