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Ultimo aggiornamento: 8:02
Il mondo è pieno di risposte sbagliate perché si parte spesso da domande mal poste, ipotizzava l’economista Dani Rodrik.
Guardare alle economie africane con lenti occidentali rischia di portare a diagnosi sbagliate e terapie inefficaci. Le ricette del Washington Consensus, imposte ai paesi africani negli anni Ottanta, hanno spesso aumentato la loro dipendenza finanziaria anziché ridurla. Oggi, mentre il continente si allontana da Bruxelles e da Washington e al contempo guarda con sempre crescente interesse a Pechino, Nuova Delhi e ai Paesi del Golfo, emerge una verità sempre più evidente: il vero motore dello sviluppo sono le istituzioni locali e la capacità di costruire un contratto sociale credibile.
Ne è convinto anche l’economista britannico-americano James A. Robinson, Premio Nobel per l’Economia, che sottolinea come l’Africa non debba necessariamente replicare i modelli democratici occidentali per prosperare. Il Rwanda, ad esempio, dimostra che uno sviluppo economico rapido può coesistere con forme di autoritarismo, a patto che sia guidato da istituzioni solide. Anche l’idea che l’avversione alla tassazione sia un ostacolo insormontabile viene messa in discussione: paesi come Botswana e Rwanda, pur con entrate fiscali contenute, hanno ottenuto risultati significativi.







