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Ultimo aggiornamento: 14:19

Non è più tempo di sussurri. L’Africa urla. Da Antananarivo a Rabat, il continente non si lamenta: si solleva. E non lo fa con le mani giunte, ma con i pugni serrati e gli occhi spalancati. La Generazione Z africana non è una gioventù buona solo da instagrammare. Non si accontenta di un futuro: lo reclama come diritto, lo esige.

Nel cuore del Madagascar, la capitale in questi giorni è diventata un campo di battaglia. Non per ideologie, ma per sopravvivenza. Decine di migliaia di giovani, tra i 16 e i 20 anni, hanno invaso le strade come un fiume che rompe gli argini. Blackout elettrici, interruzioni d’acqua, ospedali fantasma: la capitale Antananarivo è un teatro di assenze. E loro, i ragazzi, hanno deciso di incendiare le assenze. Coprifuoco violato, copertoni in fiamme, stazioni della funivia – simboli di uno sviluppo da cartolina – ridotte in cenere. “Non possiamo vivere senza elettricità, non possiamo studiare senza luce, non possiamo lavorare senza acqua”, gridano, e il loro grido è più potente di qualsiasi slogan.

La risposta del potere? Lacrimogeni, proiettili di gomma, repressione. Ma non basta. Il presidente Rajoelina ha dovuto sciogliere il governo, travolto da una rabbia che non si spegne con l’ordine pubblico.