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Gli interessi personali anteposti sempre da singoli e club alla maglia azzurra
Che fine ha fatto la nazionale di calcio? Che fine ha fatto il calcio? Dove sono i campioni? Dove i grandi dirigenti? Troppe domande, nessuna risposta se non tentativi di fuga, ipocrisia spacciata per verità assoluta e trasparente, linguaggi triviali, per ultimo l'esonero del primo allenatore, appunto quello che guida la squadra più importante e viene licenziato lasciandolo alla berlina stasera a Reggio Emilia, finale farsesco e anche codardo di chi mai ha voluto affrontare la realtà ma si è nascosto. L'epilogo di una calda domenica di giugno rientra nel copione scritto dagli attori di questo sport magnifico ridotto a mercato scurrile, specchio di un Paese che fatica ad esaltare il senso di appartenenza, la fedeltà è la stessa dei marinai che giurano amore ad ogni porto di attracco, calciatori che rifiutano la maglia azzurra che altro sono se non disertori, leggi Acerbi. Genitori che versano denari per fare assumere i propri figli da qualche squadra di campionati minori che altro sono se non lenoni di minori, ex campioni, leggi Bagni, che chiedono euro in cambio di un posto di lavoro non sono forse sfruttatori? I calciatori, già carichi di soldi, dico Tonali, Fagioli, scommettono su tutto e poi recitano da vittime, con la complicità di chi sapeva ma non diceva, il silenzio non degli innocenti ma dei colpevoli. È un sistema alla deriva, un Titanic sul quale continuano a ballare tutti, compresi noi dell'informazione, pusher di notizie drogate, alimentatori di sogni fasulli.






