di

Valeria Costantini e Fulvio Fiano

Omicidio di Villa Pamphili a Roma, trovati dai passanti. L’ipotesi di un unico responsabile delle morti

Le feste di fine scuola, i cani liberi di correre, i bambini sugli scivoli, le briciole alle papere del laghetto dopo i picnic. Scena da un sabato pomeriggio semiestivo a Villa Doria Pamphili, dove da una siepe spunta il corpo senza vita di una bambina. È senza vestiti, avrà sei mesi, forse qualcuno in più, presenta lividi e lesioni ancora da interpretare su braccia e gambe, carnagione e capelli chiari.

Di certo non è una neonata abbandonata per disperazione dopo un parto clandestino e nessuno ne aveva denunciato la scomparsa. In pochi minuti il personale del 118 arriva sul posto e prova a rianimarla. Invano. Ma l’orrore non finisce così. Sono le 16.30 e dopo tre ore e mezzo una ragazza peruviana si avvicina a un agente di polizia tra quelli che hanno già delimitato la zona: «Correte, c’è una donna morta in un sacco». In linea d’aria, al netto di avvallamenti e deviazioni per le boscaglie, sono un paio di centinaia di metri o anche qualcosa in meno.