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I provider privati chiedono 40 milioni fermi da tempo, lo Stato punta sulla Cie

Non esistono pasti gratis, diceva il Nobel dell'Economia Milton Friedman. Lo Spid non fa eccezione, adesso lo sanno anche i 38,9 milioni di italiani che hanno un profilo gratuito (ancora per poco). Sono privati i dieci provider (Aruba, Poste, Intesa, Tim i principali) che consentono di identificarci negli oltre 12.674 portali della Pa: l'anno scorso gli accessi da Spid su Inps o Entrate sono stati oltre il 90% del totale, pari a 1,2 miliardi di click. Ma i loro conti sono in rosso di almeno 40 milioni, promessi da un decreto del 2023 e ancora fermi nonostante l'ok dello scorso marzo. Da qui l'ipotesi rilanciata dal Codacons, che il servizio potrebbe essere a pagamento da questa estate. Infocert minaccia già di far pagare il servizio intorno ai 6 euro l'anno già dal 28 luglio, Aruba l'ha già fatto. «La situazione appare gravemente lesiva dei diritti dei consumatori, che rischiano di ritrovarsi a pagare costi non preventivati», con tanto di minaccia di azioni legali, dice Codacons.