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I maggiori operatori ne hanno cumulati per decine di miliardi e i ricavi languono
Sono tutte gravate da debiti e con oneri finanziari tali da ridurre ai minimi termini gli investimenti. Il mondo delle telecomunicazioni italiane appare tutt'altro che in salute, almeno guardando ai quattro più grandi operatori infrastrutturati che lavorano nel mercato della telefonia mobile. Nozze o, perlomeno, alleanze non paiono rinviabili ancora per molto a causa di ricavi schiacciati e tariffe tra le più basse al mondo.
A partire da Tim, che certo con l'ingresso di Poste Italiane nel capitale e lo scorporo della rete è migliorata notevolmente, ma tutt'ora ha debiti per 7,5 miliardi (al 30 giugno). Il gruppo guidato da Pietro Labriola sta risanando i suoi conti e dall'anno prossimo può mettere nel mirino l'aggancio dell'utile, ma se lo farà dovrà dire grazie alle ottime performance di Tim Brasil e di Tim Enterprise: basti pensare che sui 6,6 miliardi di ricavi nel semestre, la controllata brasiliana e la divisione dei servizi tech alle imprese pesano insieme per il 55 per cento. Mentre la Consumer vale meno di 3 miliardi, con un fatturato pressoché stagnante. La divisione delle telefonia mobile, tra l'altro, vede allontanarsi al 2028 la prospettiva delle sinergie






