Quel tanto amato calcio di provincia che sta via via scomparendo, lasciato in coda l’amaro non solo alla propria gente ma anche a tutti quelli che hanno a cuore questo sport. Perché quando società gloriose come Brescia e Spal, Lucchese falliscono o sono sull’orlo del fallimento bè più di una riflessione andrebbe fatta. Da parte di tutti, in primis da quegli organi che dovrebbero vigilare sulla salute presente, ma soprattutto futura, di club vedremo ripartire dai dilettanti. Un discorso lungo, lunghissimo, che meriterebbe un approfondimento a parte. Alle tre sopra citate, va aggiunto il Messina che non è fallito ma che in D ci è finito da un punto sportivo, perdendo il playout del girone C della Serie C.

La situazione che ha destato maggiore scalpore è certamente quella del Brescia che nell’ultimo campionato di B si era salvato, con Frosinone e Salernitana che si sarebbero dovute giocare lo spareggio per evitare la retrocessione e con la Samp, terzultima, direttamente in C.

Verdetti completamente ribaltati dal giudizio del Tribunale Federale Nazionale che in coda a irregolarità amministrative ha sanzionato il club di Massimo Cellino con 8 punti di penalizzazione, di cui 4 da scontare nella stagione sportiva appena terminata, decretando di fatto la discesa, e altrettanti nella prossima, la 2025/2026. Quella che sarebbe dovuta essere di ripartenza, per provare a riprendersi subito la B, e che invece non lo sarà: con la mancata presentazione dei documenti per l'iscrizione alla serie C (per regolare le pendenze dovute al caos che ha portato alla penalizzazione nelle casse della società sarebbero dovuti arrivare circa 3 milioni di euro), ecco che il fallimento sportivo è divenuta una cruda e nuda realtà.