Aveva due soprannomi. Fu «il profumiere», poi «il parigino». Non si conosce la sua data di nascita, né di morte. «Bruno, tarchiato, robustissimo, il viso dai tratti marcati, gli zigomi pronunciati, un paio di sottili baffetti». È il più dimenticato bandito del milieu milanese del Dopoguerra. Mi sont bell, ripeteva, una frase che nel gergo criminale anni Cinquanta significava «sono pulito», ma in bocca ad Albino Carioli suonava molto di sberleffo: perché, come da titolo del Corriere d’informazione del 1956, di lui si diceva che fosse stato «cento volte arrestato e cento volte assolto».