È una storia triste, anche se è la storia del Sole che ride ed era iniziata con una bella canzone: «Là dove c’era l’erba ora c’è una città...». Nel 1966 Adriano Celentano portò a Sanremo Il ragazzo della via Gluck e Fulco Pratesi fondò la sezione italiana del Wwf. Fu l’esordio ufficiale del movimento verde. Celentano venne eliminato alla prima serata del festival, ma quei temi lì hanno fatto strada, e ancora di più ne hanno fatta fare a coloro che li hanno cavalcati. Mauro Suttora li conosce bene, ne ha scritto su L’Europeo, Newsweek e altre testate, e ora porta in libreria il racconto che non c’era: Green. Da Celentano a Greta. Storia avventurosa degli ecologisti (Neri Pozza editore, 280 pagine, 20 euro). È un’Antologia di Spoon River in inchiostro verde, un cimitero di uomini e ideali, dove i pochi che si salvano sono quelli che se ne sono andati anzitempo, come l’italiano Alexander Langer e la tedesca Petra Kelly. Il gruppo più nutrito è quello degli arricchiti. Golden Grünen, «Verdi dorati», li chiamano in Germania. Percorsi come quello di Joschka Fischer, che iniziano con il Sessantotto, Marx e Mao, e finiscono a fare strapagate consulenze per multinazionali come Bmw e Siemens. «Devo rendere conto solo al fisco. Questo è il vantaggio della mia ultima trasformazione», rivendica l’ex ministro tedesco.