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Mercoledì il COPASIR, il Comitato parlamentare che si occupa delle questioni di sicurezza nazionale e dell’operato dei servizi segreti, ha approvato all’unanimità una relazione nella quale viene ricostruito il cosiddetto caso Paragon. Alcuni cittadini italiani – tra cui attivisti e giornalisti – sarebbero stati intercettati attraverso uno spyware molto potente: Graphite, fornito alle agenzie di intelligence da una azienda israeliana, Paragon appunto.
Del caso si era discusso molto a partire da febbraio, soprattutto in merito a due delle persone coinvolte: l’attivista Luca Casarini, impegnato da anni nella ricerca e nel soccorso di migranti nel Mar Mediterraneo con la sua ong Mediterranea Saving Humans, e Francesco Cancellato, il direttore del giornale online Fanpage. Il governo aveva fornito spiegazioni parziali e un po’ confuse, in certi casi contraddittorie, e questo aveva alimentato ulteriori sospetti e polemiche.
La relazione del COPASIR ha dato su entrambi i casi informazioni notevoli che ridefiniscono in parte il contesto fin qui conosciuto. Casarini, si legge nella relazione, era infatti sottoposto a intercettazioni preventive in più occasioni dal 2019 a oggi, quindi anche dai governi di Giuseppe Conte e di Mario Draghi. Però solo dal settembre 2024 tramite Graphite, per volere del governo di Meloni. Quanto a Cancellato, le evidenze raccolte dal COPASIR non consentono di affermare che sia stato mai intercettato dai servizi segreti italiani, né con uno spyware di Paragon né attraverso altre modalità.











