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7 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 11:45
Fermatelo. Anzi: fermateli. Luciano Spalletti e Gabriele Gravina: gli “apicali” del disastro consumato in Norvegia, dove ci hanno preso a salmoni in faccia. Il primo, in eterna lite con il mondo, andava già fermato dopo la figuraccia agli Europei. Avrebbe dovuto dimettersi, ma visto che il “poltronismo” è un male nazionale, non gli è passato per la testa (o forse sì, ma si è voltato dall’altra parte). A quel punto, palla a Gravina, ma il presidente federale, così preoccupato di gestire e consolidare il suo potere, non è intervenuto. Anche lui, dopo la batosta di un anno fa, avrebbe dovuto avere il buon senso e la dignità di salutare, ma Gravina ha dribblato la questione saltando l’uomo come non riesce ai giocatori di questa nazionale. È stato persino rieletto, ma parlare di voto, in una nazione dove lo sport sta per tornare nelle mani dell’ottantacinquenne Franco Carraro, il re dei “divanisti”, fa quasi ridere. Gravina, Carraro, Spalletti: poltrone sofà.
Si cambierà manico dopo la Moldova, ma il cammino che porta al mondiale 2026 è già compromesso. La Norvegia ha nove punti di vantaggio. Noi siamo a quota zero – con due partite in meno rispetto agli scandinavi – e -3 in differenza reti, mentre Haaland e compagnia veleggiano a +10. Moldova, Israele, Estonia: l’aiuto del pallottoliere potrebbe non bastare e allora, lotteria playoff, parola che evoca incubi e fantasmi nel nostro calcio, dopo le bocciature agli spareggi di Russia 2018 e Qatar 2022. C’è molto di Spalletti nella figuraccia di Oslo: nelle scelte, nella gestione della vigilia, nell’assurdità delle sue dichiarazioni post gara. Doveva solo dire due parole: mi dimetto. Invece.













